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Decisamente non amo molto la sagra della ‘ferita leccata’, tipica del centrosinistra, ma certo è che almeno in questo caso qualche riflessione a posteriori va fatta.
Noi popolo centrosinistroide prima, e piddiano adesso, si è in abitudine di effettuare ragionamenti prima, dopo e durante i governi che andiamo inanellando. Storicamente siamo una coalizione creata sulla base del confronto continuo, della discussione interna mai risolta, della divergenza socio-culturale dei singoli partiti ed in favore dell’individualità che ognuno di essi rivendica all’interno della coalizione stessa.
Forse anche per questo, a differenza dei governi di destra, sembriamo sempre i meno risoluti ed efficaci.
Mentre i governi di destra hanno un leader, e a prescindere ogni parte della coalizione fa ciò che il LORO leader chiede -risultando più decisi e risoluti- i governi di sinistra devono pagare dazio alla loro natura liberale ed alla continua ed affannosa ricerca di consenso comune.
Cercando di ovviare a questa eventualità, si è tentato il colpo di teatro della corsa in solitaria.
Un progetto, che se realizzato, avrebbe finalmente visto una colazione stretta intorno ad una serie di punti da realizzare, con finalità ben precise, lontano da quelle che sono state le grandi indecisioni e titubanze dei precedenti governi di centro sinistra. Affinché ai posteri potesse rimanere il ricordo di una sinistra che, se anche troppo sinistra non è, alla fine funziona, concretizza, non presta più il fianco ai ricatti di stampo Mastelliano.
Cosi, con una nuova invenzione teatrale in una mano, ed il sostegno di un elettorato rosso fondato sul NEMICO CHE CI UNISCE e sul principio/ricatto del voto utile nell’altra, ci si è avviati alle elezioni.
Ma commettendo forse qualche leggerezza di troppo. Cadendo soprattutto nel tranello della creazione di un leader a tutti i costi. Cadendo nelle ‘grandi intese’ sperando forse di accaparrarsi qualche voto insperato dall’elettorato di centro destra..
Non capendo che per dare una svolta, bisogna creare idee e soluzioni, prima ancora che creare leader e simboli. Creare i leader serve a poco. La destra crea leader. E’ il loro pane, non si può sperare di sconfiggerli proprio la dove hanno L’UNICO punto di forza.
C’abbiamo provato. C’ha detto male. Malissimo.
Ma peggio forse, è stato il dopo. E’ stato il ritornare sui propri passi, è stato lasciare un elettorato da solo con il suo spirito di sacrificio. Si è caduti due volte, snaturando per l’ennesima volta un elettorato di per se già di gran lunga snaturato, ma cazzarola, volenteroso.
Con una prospettiva di governo ombra, come unico approdo ad una deriva politica ormai drammatica.
E più passano le ore, e meno si sente parlare de PD. Nel giro di 24 ore non solo sono spariti i comunisti, ma è sparito anche un partito con neanche 6 mesi di vita.
Abbandonando senza vergogna, un Rutelli in ballottaggio alla carica di sindaco di Roma.
Una sconfitta annunciata, per carità, ma di gran lunga più amara, se si pensa che il PD ha lasciato che tutto seguisse il suo corso, senza neanche provare un’ultimo assalto all’arma bianca. Quantomeno per provare agli altri e a se stessi d’esser ancora vivi. Senza ricordare a Rutelli che qualche immensa stronzata poteva evitarsela pure lui.
Ed è proprio qui, che Il Partito Democratico ha perso il suo elettorato. Che ha perso il mio, ma anche il voto di una grossa fetta di persone nella città eterna, che si sono tragicamente trasformati in ASTENUTI.
Perché si è affidato alla buona volontà degli uomini, senza dimostrare attaccamento, riconoscenza, spirito di combattimento. Neanche un po di sano agonismo... echecazzo.
Cercando di trovare in un elettorato stanco, deluso e spaesato, quei punti di forza che avrebbe dovuto sviluppare nei mesi precedenti di campagna elettorale. E creando negli astenuti una pietosa scusa, ad una erosiva mancanza di identità.
