Libertà è scegliere il proprio guinzaglio o scegliere di non averne?

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Quanti Occhi

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martedì, 26 giugno 2007
Lezioni di Samba

A casa mia è arrivata da circa un mese, una nuova gattina.
Il suo nome è "Samba" (o "Simba" o "Sgorbio", insomma chi arriva la chiama come vuole).
Quando è arrivata, pensavo potesse soffrire del distacco dalla mamma e dai fratellini e sorelline.

Invece sembra che abbia superato il trauma abbastanza bene.

Eccola qui in alcuni scatti che la ritraggono durante una sua 'giornata tipo' :

samba


Credo che sarebbe il caso di ridefinire il concetto di 'animale da compagnia'.....




samba_02

Postato da: PeloBagnato a 14:15 | link | commenti (10)

lunedì, 25 giugno 2007
cerco lavoro

E pensare che io fatico a trovare lavoro.

Se lo rimetto io con Photoshop, poi mi prendono a lavorare?

Postato da: PeloBagnato a 14:09 | link | commenti (2)

'Na tazzulell 'e McAfee

“Impossibile rimuovere il file. Controllare se il file sia attualmente in uso o protetto da scrittura”

“Impossibile mettere il file in quarantena”

“Impossibile ripulire il file. Potrebbe essere protetto da scrittura”

“Vuoi maggiori informazioni sul file?”


Allora, non è che a questo mondo siamo tutti dei smanettoni da PC. Io faccio uno scan completo una volta alla settimana.
Come più o meno tutti quelli che giorvacchiano in internet.
Delle volte chiudo pure tutti i programmi in uso, per permettergli uno scan bello, preciso ed efficace.
E lui mi viene a dire che un Trojan,  si è inserito nel mio computer, e che non può farci nulla?
E che alla fine è consigliabile provare almeno a rimuovere il file manualmente?

Come si dice a Roma… “McAfee…. Mavattelapiànderc**o, va!…"

P.S. Il fatto che il virus abbia infettato il mio PC su un sito di OFFERTE DI LAVORO, e non come nella più classica delle ipotesi su un sito PORNO, dovrebbe indurci a diverse riflessioni…

Postato da: PeloBagnato a 13:44 | link | commenti

sabato, 23 giugno 2007
Oggettivamente

Mi hanno sempre accusato di avere “troppa dietrologia”.
Insomma di essere affetto da una grave malattia del pensiero, che mi porta a pensare che ci sia sempre qualcosa di marcio dietro ad ogni cosa.
Probabilmente è vero.
Ma più che “dietrologia” o “passione per il marcio”, io preferisco chiamarlo “beneficio del dubbio”.
Non riesco (e forse questo è un mio limite) a pensare che le cose siano sempre cosi limpide, ed oggettivamente inscalfibili, da qualsiasi punto di vista.
Non riesco assolutamente a credere, che la TV e i giornali dicano sempre quello che devono dire. E che quello che dicono sia sempre, perfettamente aderente alla nuda e cruda realtà.
Io penso che c’è modo e modo di esporre qualsiasi questione. Che c’è modo e modo di usare determinate parole.

Un giornalista che scrive, che comunica, od un altro comunicatore qualsiasi, secondo me, sa ed e tenuto a sapere che la comunicazione non passa per vie univoche. Anzi, egli più di altri, conosce la parola od il periodo più adatto a stimolare coscienze in un senso o nell’altro.
E’ comunicazione.
Ma proprio questo dubbio, l’incertezza che io ho sulla eventuale scelta che il suddetto comunicatore fa, accresce in me questo senso di critica. Ovvero, se c’è un “rovescio della medaglia”, perché non viene esposto subito?
Esistono in natura avvenimenti, o cose che hanno un rovescio. Che hanno molteplici punti di vista. Ed esiste la soggettività.
Esiste , forse, anche la corruzione. Oppure esistono i favori. E se uno ti fa un favore, spesso da un’altra parte c’è qualcuno che non ha ottenuto quello che voleva per quel favore.
Magari non lo meritava, e ok, finisce li. Ma se invece lo meritava molto più di chi ha ottenuto quel "favore"?
Allora c’è il rischio che chi va avanti non lo faccia sempre e solo per meriti oggettivi.

Ecco, il mio “beneficio del dubbio” si basa su questo. Sul fatto che, se c’è dell’altro, su una qualsiasi questione, allora andrebbe illustrato comunque.
Oppure il “dovere e diritto di cronaca” si limita a riportare gli eventi cosi come sono, omettendo ragionamenti, spiegazioni, cause ed effetti.
Ma a me sembra che cosi, si rischia di non vedere o non prendere atto di ciò che non è oggettivamente dimostrabile.
Si rischia di infilare la testa nella sabbia, aspettando che qualcuno venga li a dirci che le cose “non stanno cosi”. Per poi re-infilarla nuovamente sotto al terreno.
A me sembra che aprirsi a diversi punti di vista, o comunque allenarsi a tenerne conto, porta si, spesso a porsi troppe domande e altrettanto spesso a non poter rispondere a molte di esse, ma porta anche ad una certa libertà di pensiero, che anche se soltanto nel “beneficio del dubbio”, lascia una certa spazio individuale nelle nostre menti.

Sarò anche troppo chiuso, oppure troppo catastrofico e negativo, ma a me sembra di essere più libero.
Anche se oggettivamente non lo sono, e non è dimostrabile.
 

Postato da: PeloBagnato a 14:52 | link | commenti (1)

venerdì, 22 giugno 2007
Scream for me, Roma

Non sarò mai una rockstar.
Per troppi motivi.
Una rockstar di quelle che si fanno i cazzi suoi, che almeno si creano intorno un’alone di “sintomatico mistero”.
Nemmeno quella.
Non sarò mai una rockstar.
Perché il look degli altri musicisti è sempre figo, mentre io con i stessi vestiti, sembro Scialpi dopo una seduta di fisioterapia?
Non sarò mai una rockstar.
Perché gli altri quando scendono dal palco, hanno intorno sempre un sacco di amici che li salutano e gli fanno i complimenti, mentre io quando scendo dal palco, il gestore del locale mi chiede se ho pagato?
Nel migliore dei casi, qualche chitarrista/bassista/batterista degli altri gruppi, mi si avvicina in preda alla pena e allo schifo.
E mi da una pacca sulla spalla, grato più per avergli parato il culo alla serata, che per aver suonato bene.
Non sarò mai una rockstar.
Gli altri anche se suonano tecnho/grind/brutal/death/crust/crush/hypno/smasher metal, hanno sempre qualche donnina che li saluta e gli sta vicino.
A me mi stanno alla larga, pure se suono le cover di Aleandro Baldi.
Non sarò mai una rockstar.
 
Forse perché solo a me, quando ho appena finito di suonare, e ancora c’ho il basso che vibra, una tipa da sotto al palco mi porge il volantino della band rock messicana dell’amico suo.
 
Secondo me, vuole riprendersi i soldi spesi per entrare al mio concerto, facendomi pagar quello dell’amico SUO.

Non sarò mai una rockstar.
 

Postato da: PeloBagnato a 14:06 | link | commenti (6)

giovedì, 21 giugno 2007
I giovani invecchiati e le svolte prog

A Roma, ultimamente è esplosa la festa della musica. L’amministrazione della Città Eterna, sembra aver disciolto una serie di dubbi ed incognite sul mondo del rock, e decide a sorpresa di riempire gli spazi estivi romani con performance di grandi artisti internazionali.
Parallelamente a questo, ci sono anche altri appuntamenti musicali, assai rilevanti, anche se non rientrano nel programma del “Roma rock Festival”.

Uno di questi, era lo storico ritorno in Italia dopo due anni degli Iron Maiden, e a Roma dopo non so quanto tempo. Nello stadio olimpico adibito a teatro musicale, i fantastici vecchietti del metal, scelgono come special guest, un’altrettanto band storica, i Motorhead.
Da menzionare la presenza di altri raccomandati (vedi Lauren Harris) e non (Mastodon e Machine Head), che però, per quanto riguarda il sottoscritto, non danno e non tolgono nulla alla giornata..
Sembra che il caldo e la birra stiano avendo la meglio sul sottoscritto, quando il frullatore Motorhead inizia a girare. Ma dopo pochi minuti, l’elettricità che entra nelle vene, riesce a dare uno scossone niente male anche ai culi più appesantiti presenti allo stadio.
Assistere ad uno show dei Motorhead, senza avere almeno tre birre nello stomaco, è come andare al mare in giacca e cravatta. Ci sei, ma non te lo godi.

Niente può essere paragonato alla scanzonata voglia di divertimento che solo uno show dei Motorhead sa dare, alla potenza alcolica del loro riffing, alla screanzata noncuranza nell’esecuzione dei brani, che fa però, da vero e proprio dogma per la band di Ser Ian Lemmy Von Kilminster ( più semplice mente “Lemmy”… per quelli che amano i fumetti, praticamente “Lobo” in carne e ossa).
I Motorhead si sa, non hanno mai fatto troppo caso alla tecnica, all’esecuzione, all’evoluzione musicale, ma pur clonandosi in continuazione, dopo 30 anni, riescono ancora a far divertire il loro pubblico, ed a farsi amare pressoché da chiunque, ed in qualunque stagione della vita.
Il vero patto con il diavolo è il loro, senza dubbio. Pur portando uno show non troppo lungo, risultano comunque sempre senza macchia, e senza nessun calo. Poderosi, davvero.

Avrei avuto piacere di spendere parole d’oro anche per i Maiden, quelli che dovevano essere dei veri e propri eroi nel Bel paese. Tra tutte le band i Maiden godono di una amore, qui in Italia, senza pari. Giovani, vecchi, grandi, piccoli, capelloni, impiegati, ingenieri, e pulicessi. Gli Iron Maiden hanno il pubblico più vasto e caloroso della serata, ma a quanto pare non sembrano ripagare con la stessa moneta. Al Gods of Metal di Bologna, di due anni fa, quando ho visto gli Iron Maiden, avrei giurato che fossero una delle ultime vere rock band rimaste sul pianeta terra. Quelli di ieri sera, invece, sembrano soltanto una visione sfocata ed ombrosa dei Maiden del 2005.

Vabbè, l’età… anche loro iniziano ad avere i loro bei 30 anni sul groppone, ma la svolta prog che i Maiden cercano di dare alle nuove canzoni, snatura, stona ed appare totalmente fuori luogo, sia rispetto alla vera anima di Eddie, che rispetto a come il rock si sia evoluto dal ‘70 a oggi.
I fans vogliono sentire le grandi hit del passato, hanno voglia di applaudire, di fare i cori, di cantare, ma la band di Steve Harris, continua a torturare i testicoli dei presenti con i brani dell’ultimo album, scialbi, mosci e infinitamente lunghi. Una delusione. E chi mi conosce sa, quanto possa per me essere difficile e doloroso dire queste cose dei Maiden.
Bruce Dickinson, si lancia in un monologo che sembra avere cadenze elettorali, tanto è lungo. Apre un libro, ride… ma è chiaro a tutti che prende tempo. Nicko McBrain, sembra addirittura in difficoltà acustica in almeno due pezzi, ma questo forse è da attribuire più al luogo che alla bravura del musicista stesso.
In ogni caso, le emozioni migliori, i Maiden ce le regalano durante i brani storici ed alla fine dello show (ben più corto di quello di due anni fa), dove “Hallowed by the name” commuove per l’ennesima volta i miei padiglioni auricolari.

Maiden sottotono dunque, Motorhead alle stelle. Alla fine di tutto sono ancora ubriaco, e senza aver mangiato nulla. Mi piazzo un mattone sullo stomaco a forma di panino e vado al letto. Inutile dire che lo show più lungo è stato il mio, notte in bianco e stomaco sottosopra.
Vabbè, i Motorhead e gli Iron Maiden hanno 30 anni carriera alle spalle, ma pure io, mica sono più un ragazzino…

Postato da: PeloBagnato a 14:38 | link | commenti (1)

martedì, 19 giugno 2007
Quei bei post idioti di una volta

Dopo essermi allontanato da voialtri per un bel po di mesi (lontananza che credo abbia giovato più a voi, che a me), oggi riesco a scavarmi 5 minuti per dire come stanno le cose.
Non che abbia deficit di 5 minuti sparsi, ma se a ottobre il mio blog pullulava di buoni propositi, oggi il fancazzismo dilaga.
Posso dire con orgoglio che il campionato spagnolo è finalmente finito, e con lui anche il momentaneo impiego. Ormai sono costretto alla disoccupazione a tempo indeterminato.
E, peggio ancora, c’ho la mamma alle calcagna che mi vuole vedere con la cravatta, impiegato dentro a qualche filiale di banca.
Perché cosi potrà dire al mercato “…eeehhhhh si, mio figlio lavora in banca, lavora…” come se oggi fosse qualcosa di ambito.

Lei ha una visuale che credo rasenti il 1945 /47.

In tutto ciò, i diverbi personali si accumulano. Persone che ti fanno arrabbiare, altri che dovrebbero pagare e non pagano, qualcuno che ingrandisce i sentimenti, altri che li sminuiscono. E poi gruppi.
Gruppi e gruppi.
Suono con chiunque abbaia voglia di suonare con me, ma il trasporto se ne è andato a cagare da tempo. Come mio solito combinerò un gran casino, sempre per paura di dire “no” a chicchessia.

Ma si scrive cosi “chicchessia”?

Postato da: PeloBagnato a 15:59 | link | commenti (2)