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Se io graffio la macchina di un mio amico, a sua insaputa e senza un motivo plausibile, rischio di essere considerato uno stronzo. Questo mi sembra più o meno normale.
Se qualcuno mi osserva, e riferisce agli altri conoscenti che potrei avere nel quartiere, della mia malefatta, rischio che loro anche pensino che io sia uno stronzo.
Ma se quel qualcuno mi fa delle foto, e mi chiede dei soldi in cambio per il suo silenzio, io posso valutare la proposta, o denunciarlo per ricatto.
Ma ciò non toglie che io mi sia comunque comportato da stronzo.
Se io fossi un personaggio famoso, dovrei essere cosciente, che la maggior parte degli esseri umani viventi, possa sapere il mio nome e riconoscermi per strada, indipendemente dal fatto che io conosca loro o no. Ovviamente, la probabilità sta a quanto sono famoso io, ma comunque rimane un rischio plausibile.
La mia fama, non fa di me un’incosciente zombizzato. Fa di me uno famoso, per merito o no, ma famoso. Con tutto ciò che ne consegue, nel bene o nel male.
Se poi, io fossi un politico, dovrei stare bene attento a farmi vedere su uno yacht a Capri, circondato da ragazzette compiacenti, o in giro a rimorchiare trasessuali prostitute. Potrei scegliere precedentemente, di assumermi le mie responsabilità, e quindi ammettere le mie colpe, oppure evitare il misfatto. Posso anche decidere di tentare la sorte e cercare di non farmi vedere, ma è un terno a lotto. Sta a me decidere e prendermi le mie responsabilità.
Cosi come, se io faccio delle conversazioni al telefono che trattano temi al limite della legge, e/o fuori legge addirittura, dovrei pensare prima che qualcuno sia in ascolto. E che magari, può trarre delle conclusioni da queste telefonate, magari utili per il suo lavoro di indagine.
Che poi, suddette conversazioni, diventino di dominio pubblico, è un problema mio in quanto politico e autore di certe telefonate. La mia immagine viene lesa non per causa di uno che ascolta e riporta, ma per causa mia, che pretendo di fare quel che voglio, solo per la posizione che occupo senza curarmi di tutta la popolazione rimanente che va in galera per molto meno.
L’immagine di un membro del parlamento europeo, non va difesa, perché l’Italia è un paese rispettabile, come dice Mastella, ma bensì è l’Italia che deve diventare un paese rispettabile, perché i suoi politici riescono a badare a se stessi e ad assumersi le proprie responsabilità. La democrazia non viene minata da intercettazioni compromettenti, ma viene distrutta da slogan politici che promettono e omettono, cioè che dichiarano perlopiù il falso, che mentono sapendo di mentire. Ammesso che si possa ancora parlare di democrazia in Italia.
Il cittadino ha il diritto di sapere di che pasta sono fatti coloro che gli rompono i coglioni in tv un giorno si e uno no, di conoscere i reali comportamenti che hanno le facce a cui da un voto una volta ogni cinque anni, fiducia permettendo.
Che uno in privato faccia ciò che vuole, trombi con chi o quanti gliene pare, siano essi donne o uomini, che usi ogni sostanza della quale senta il bisogno, ma che sia anche pronto ad assumersene la totale responsabilità.
Si butta in mezzo la pretesa della tutela della privacy soltanto quando si parla di vere porcherie, ma non quando si scrivono lettere di scuse alle mogli sui quotidiani nazionali.
In sostanza, che io sia uno stronzo è plausibile, ma che io sia l’unico stronzo, no.
E lo dimostra questo link, c’è qualcuno molto più stronzo di me. E non se ne vergogna affatto.
Nelle mie ormai “ginniche” mattine (sigh!), inizio a rendermi conto di certi meccanismi mentali, neanche tanto semplici.
Io solitamente giro in orari da lupi, e in strade dove incontrare un passante è una rarità. Tale decisione scaturisce dal processo mentale, per cui se è possibile, cerco di evitare sorrisini sadici e commenti spiritosi.
Già, perché chiunque può provare a correre e ritrovare una forma, ma se lo fa un ciccione, allora tutto si trasforma.
E’ automatico ridere degli sforzi di un grasso essere, rispetto agli sforzi di un’uomo comune. E non lo dico con cattiveria, anzi.
Io ne sono consapevole, e cerco di risparmiarmi le occhiate dei passanti che chiaramente dicono “guarda er ciccione, come corre…”.
Ma, non è che posso essere sicuro, di non incontrare nessuno, ergo, qualche anima disgraziata la incontro.
L’impatto per loro, non deve essere piacevole, escono di casa all’alba, e si ritrovano uno che pure se è vestito, sembra nudo. E’ non è certo un fotomodello.
Già, la felpa si aggrappa alle sfoglie adipose del corpo, che sono ormai tutto un turbinio di ballonzolamenti, lo steso i pantaloni, forza fiacca e malcelata, mentre il viso è subito paonazzo, bloccato nella smorfia della sofferenza. Quasi si finisce per somigliare ad un qualcosa a metà tra Diabolik agonizzante, ed un supplì con le gambe.
Ma la cosa più intelligente, che riesco a fare, è fingere sicurezza. Di me e dei miei mezzi.
Infatti, mentre buona parte del percorso la faccio in passo svelto, le corsette, le tengo per i momenti in cui avrò uno spettatore. Sarebbe troppo ridicolo.
Quindi faccio delle corsette che arrivano fino alla prossima curva, laddove lo spettatore che aspetta l’autobus, non può più vedermi. Sono convinto di dare l’idea che in realtà io faccia tutta una corsetta.
Questo avviene soprattutto quando ci sono delle presenze femminili ricorrenti.
Il destino vuole, però, che queste/i siano sempre dopo un’enorme salita, oppure in un punto cosi stretto, che se non sto attento a dove pianto i piedi, rischio di distruggermi una caviglia.
In più, bisogna fare i conti con il corpo, che sfodera una serie di dolori, a volte paralizzanti. In tal caso, chiudo gli occhi e continuo a correre. Fino a superare la visibilità degli altri, è ovvio. Poi vorrei bestemmiare, ma non ho il fiato per poterlo fare.
Lo scontro peggiore, è quando dall’altra parte viene giù un altro “corridore mattutino”, e nel mezzo c’è gente che assiste. L’ultima volta che mi è capitato, l’altro era più o meno un 70enne. MOLTO più in forma di me, ovvio. Io ero distrutto, mentre lui era fresco come una rosa, nella sua corsettina, e già mi guardava con sfida da lontano. Aveva capito con chi aveva a che fare. Rapido, velocizzo il passo e sono in corsa, schiena dritta, molleggia, molleggia. Dai che ti stanno guardando, dimostragli che non sei un ciccione qualunque, dai che sei meglio del vecchio. Alza le gambe, indurisci la schiena, gonfia il petto, contrai la pancia… dai, che la curva è quasi vicina, dai… l’hai quasi sfangata…. Ok.
Ufff!…. tre giorni di violento mal di schiena, pe sta stronzata.
Quando vedete un corridore per strada, state attenti a cosa c'é dietro. Potrebbero esserci delle esperienze sconvolgenti.
Dopo che Marzo mi ha regalato una serata epocale, che aspettavo da tempo,(live Cannibal Corpse a Roma) mi ritrovo in pochissime ore alla sveglia mattutina.
Prendo l’autobus, come al solito sprovvisto di biglietto e /o tessera, e mi siedo sonnecchiante al mio posto.
Circa un quarto d’ora dopo, il sobbalzo del ragazzetto seduto davanti a me, mi sveglia avvertendomi che stanno salendo i controllori, intenzionate a fare multe a tutta manetta. Il perticone seduto davanti a me, con un balzo scende dall’autobus, mentre faccio in tempo solo a leggere “Controllo atac” e realizzare che oggi mi sfileranno 50 Euro. Rimango sudaticcio al mio posto, fingendo sicurezza.
Il gruppo di biechi controllori occupa il mezzo in posizione strategica. Uno vicino al conducente, l’altro appeso nel corridoio centrale e l’ultimo verso la fine dell’autobus. Io cerco dentro di me, qualcosa che mi incoraggi ad affrontare la sanzione imminente.
D’un tratto, il vociare proveniente dal fondo del bus, mi rallegra. Uno straniero, probabilmente in visita turistica, è stato beccato, ed il gruppo di controllori si concentra su di esso, cercando di comunicare in inglese paleolitico.
Io mi alzo disinteressato, mi avvicno alle porte e scendo. Sono salvo.
“Meno male che gli italiani, non sanno parlare inglese”, penso. Ma il Brasiliano che mi aspetta, conosce un po di italiano?
Quando sono in ufficio, la risposta è no. Lapidaria. Rimaniamo soli, io e il sudamericano sorridente, e realizzo che sarà una mattinata molto dura. Cerco di spicciare il discorso, in un inglese da far spavento. Ma nonostante tutto, sembra che le cose filino via lisce. Mi sento quasi padrone della lingua… quando arriva la tegolata.
“…ehm,… and you spost the camera…”
Ho detto “you spost”.
Cado nel silenzio oscuro della vergogna. Il tizio di fronte a me, non si è reso conto per fortuna.
”Meno male che gli italiani non sanno l’inglese”. Sono troppo italiano.