Libertà è scegliere il proprio guinzaglio o scegliere di non averne?

Eccomi

Utente: PeloBagnato
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Quanti Occhi

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venerdì, 27 ottobre 2006

Caro Papà,

Oggi è un mese preciso che te ne sei andato. Spero che le cose a te vadano bene.
Ammesso che ci sia qualcosa dopo la morte.
Tu dicevi sempre che non era cosi, ma so che in fondo ti è sempre piaciuto pensare il contrario.
Proprio come oggi, mi scopro a fare io.
Noi qui a casa, la mandiamo giù piano piano. Io, personalmente, a volte credo di non farcela, a volte mi sforzo di non pensarci, altre volte non riesco ancora a credere che sia vero.
Tutto sommato penso sia normale.
E’ un modo come un altro per non sorprenderci troppo fragili. Tutti facciamo in modo di non cedere alla tristezza ed alla disperazione.
Mamma, ovviamente, è distrutta. Ma non si mostra, non sorride, non ha la sua solita ironia, ma tenta di non farsi vedere da me.
La mattina piange. Lo so che piange. La sento mentre io sono ancora al letto.
Lei non mi sveglia, perché non vuole mostrarsi troppo distrutta davanti a me. Ma io sento i suoi lamenti.

 

Non ti nego che per me, è un fardello. Non pensavo, non lo credevo.
Altre volte avevo pensato al giorno in cui saresti scomparso. Ma mi immaginavo più vecchio, più duro, e molto più stabile.
Mi immaginavo ferito e disperato, ma mai come la realtà. Non ho pianto molto, tuttavia, è come se lo facessi continuamente.
Mi manchi molto papà. Anche se noi non siamo mai stati una famiglia con troppe “effusioni”, ed io non ti ho mai dimostrato troppo affetto.

Ma è davvero cosi. Sento le mie spalle scoperte, mi sento fragile e vulnerabile. E per me, è difficile dare un’organizzata a questa vita sciatta che conduco da troppi anni ormai.
So che non tornerai, ma se è vero che puoi sentire i miei pensieri, ti prego di darmi la forza per poter fare tutto bene. Per poter tirare un sospirone, e tuffarmi nell’apnea delle difficoltà quotidiane, uscendone come te, sempre ottimamente.
Non mi importa fare o essere un professionista in particolare. Lo so, che non ti piace quello che sto dicendo, ma forse, caro papà, la verità è questa.
Tu hai sempre creduto in me, nelle mie capacità, anche se io non ti ho mai dimostrato nulla. E solo ora me ne accorgo. Io che cercavo la tua approvazione, senza vedere quante in realtà me ne davi.
Ma papà, forse è il momento di dirselo da uomo a uomo. Io non sono mai stato dotato di facoltà artistiche.
Ho sempre fatto cose del genere, ma in realtà avrei dovuto fare tutt’altro. Se uno è un gran violinista, prima o poi, il violino lo suona. Ed io, non sono mai stato un violinista, nonostante avessi un violino tra le mani.
Anche il lavoro nuovo di cui ti parlavo l’ultima volta, in realtà non mi soddisfa. Pensavo fosse diverso.
Ma non fa per me. Non credo faccia per me, davvero. Io non ci riesco a lavorare a tempo, con un cronometro dietro al culo, che decide se sei bravo o se non vali un fico.
A me piace pensare, riflettere sulle cose.

Anche a te piaceva.
Ricordi quando le sere d’estate fumavamo fuori sulla veranda a guardare le stelle? Oppure quando sedevi sotto la tua panchina, ed io venivo a raggiungerti… che bello. Sono cose che non faccio più papà. Mi manchi anche in questi piccoli gesti, in queste piccole cose. Manchi a tutti.

Al tuo funerale, c’erano un sacco di persone. Tutti a dire cose splendide su di te. Gente che io non avevo mai visto, eppure tutti li, a ricordarti, a darci una mano. Sembrava il funerale di qualche attore, o di qualche benefattore.
“Fai del male e pentiti, fai del bene e dimenticati”. Tu lo dicevi sempre papà. Alla fine sei stato ripagato.
Spero un giorno, di risentire la tua voce, che dentro di me mi dica quelle cose cosi speciali e illuminanti, che solo tu sapevi dirmi. Mi piaceva sentirti parlare e raccontare dei tuoi viaggi, delle cose che hai visto,delle volte che facevi a pugni da ragazzo. Spero sia stato un piacere anche per te, parlare con me.
Soltanto che, obbiettivamente, abbiamo parlato troppo poco.

Un abbraccio forte papà. Grazie per tutto quello che hai fatto per me. Davvero.
Ti Voglio Bene.

Spero di rincontrarti un giorno.



Postato da: PeloBagnato a 21:13 | link | commenti (3)

mercoledì, 25 ottobre 2006
Cose ovvie

Ennesimo strano momento.
Ormai sono all’ordine del giorno. Era tanto che non andavo in quel cimitero. Più o meno da quando avevo nemmeno 10 anni.
Ricordo che spesso ero li, in una strana atmosfera d’eccitazione. Mia madre andava a trovare suo padre, e ricordo che la tomba mi sembrava infinitamente alta. Cosi come il cimitero, mi sembrava gigantesco.
Io ero felice. Queste visite coincidevano proprio con il periodo dell’estate. E noi eravamo li, soprattutto per fare le vacanze nella casa in campagna. Io sapevo che una mattina al cimitero, corrispondeva ad un pomeriggio con un probabile gioco nuovo, o un dolce, e comunque, un’altra splendida giornata piena di sole e dolce far niente.
In quella casa, c’erano tante cose, che un bambino di città, non vedeva mai. Dai strani animali, all’incredibile silenzio, alle vaste aree verdi senza recinzioni o padroni. Poi, il destino ha voluto che la casa fosse venduta, e che io crescessi da anonimo adolescente urbano.
Oggi, dopo circa 20 anni, ero di nuovo li. C’era mia madre come sempre, e c’era anche la tomba di mia nonna oltre che a quella di mio nonno. E non c’è mio papà, ad aspettarmi a casa.

Che giornata strana, oggi. Un fitto silenzio tra me e mia madre. Io ero davvero strano. Il fatto che ho guidato la macchina di mio papà, il fatto che ho fatto la stessa strada che spesso facevano insieme lui e la mamma. Il fatto di ritornare a dei vecchi ricordi d’infanzia. In quel cimitero, ora strettissimo. E vedere le foto dei miei nonni, che ricordo a malapena.
Ecco. Io sono stato un bambino, che ha avuto sempre un contatto diretto con la morte. Ero spesso portato nei cimiteri. Ed il concetto di morte, per quanto volessi, non mi era cosi distante. Certo, ero sempre un bambino.
Ma io, al contrario dei miei fratelli, non conservavo ricordi di quelle persone VIVE. Per me sono sempre state morte, ed è per questo che andare nei cimiteri, non mi provoca un gran malessere.
Ragionavo proprio su questo. Ora mi troverò ad andare a trovare mio papà, con un mucchio di ricordi, ancora freschissimi. E so che non sarà piacevole.
 
La gente mi guarda, e cerca in me testimonianze di mio padre. Ma io non posso dargliele.
La nostra somiglianza era soltanto nelle movenze, o nei modi di fare. Teste diverse, corpi diversi.
Mi piace sentirmi come un suo rimpiazzo. Io l’ho sempre cercato, cosi come ho sempre cercato la sua approvazione in qualsiasi cosa facessi. Non mi sono mai sentito alla sua altezza, in verità, e adesso meno che mai.
Però ripercorrere la sua stessa strada, parlare di quello di cui parlava lui, essere visto un po come lui… Questo mi ha fatto stare bene. Me lo ha fatto sembrare vivo.
Se fosse ancora qui, penserebbe che questa sia una pagina piena zeppa di stronzate. Mi consola aver conservato la sua voce critica dentro di me.
 
Sembra una cosa troppo ovvia per essere scritta, ma mi manca molto.

Postato da: PeloBagnato a 15:27 | link | commenti

martedì, 24 ottobre 2006
un nuovo inizio

Breve premessa: Sono stato un blogger. Se qualcuno di voi mi conoscesse, ero un "Processo crisalideo".
Poi non lo sono stato più.
Sarà perchè qualcuno avrebbe voluto vedermi in quella veste, sarà perchè qualcun'altro lo fa, sarò perchè pecco di presunzione e quindi penso di avere ancora qualcosa da dire, fatto sta che io ritorno.
Ma nn è un vero ritorno, è un "nuovo inizio". Ed il destino, credetemi, mi ha ultimamente mostrato che ci sono i "nuovi inizi", eccome.
Per rispetto verso me stesso, ma sopratutto verso colui, che quasi un mese fa se ne è andato, e sembra proprio non voglia tornare, quello che era un elementare pezzo scritto tanto per mandar via la malinconia, diventerà il post inaugurale di questa mia nuova avventura.
Anche perchè, nemmeno a farlo apposta, riprende ancora quel tema della crisalide e della farfalla, che nel mio precedente "Processo Crisalideo", la faceva da padrone. Non sarà un granchè, ma credo sia un buon portafortuna.
Spero di andare avanti per un bel po.




“Sarebbe stato uno di quei momenti da ricordare per tutta la vita. Peccato che lui morì proprio un’istante prima.”

In un equilibrato sistema solare, ogni cosa raggiunge pressoché il suo posto prestabilito entro il tempo prestabilito. Agenti esterni contribuiscono comunque al compimento di determinati atti, come fossero strumenti di una stessa orchestra.
E’ un concetto che vale la pena di ricordare, soprattutto in un momento come questo, in cui un piccolo emosistema “solare”, se vogliamo, sta invertendo inaspettatamente la sua rotta.
O forse no.
Fatto sta che una serie di eventi, per ora in maggioranza luttuosi o sciagurati, si stanno susseguendo, e quelli che fino a poco fa abbiamo paragonato a pianeti, stanno subendo i loro destini, come in assenza di vuoto.
Difficile per me sarebbe dare un giudizio freddo ed impari a tutta la faccenda. Io sarei comunque una sorta di pianeta, sarei pertanto influenzato soltanto da una faccia della medaglia.
Ad un ignaro lettore che supponiamo, venisse dopo di me, potrei soltanto suggerire di avere del sangue freddo. Ma non il solito sangue freddo. Quello l’ho avuto anche io. Ma di avere autocontrollo nelle scelte, di non avere neanche un briciolo di paura, e di guardare in faccia la realtà per quello che è.
Senza pensare troppo se si è all’altezza oppure no. E’ una cosa che mi ero ripromesso di fare proprio un momento prima. Stavo cambiando dentro, stavo assumendo una forma nuova. Sentivo che ero davvero sul punto di liberarmi dei vecchi fardelli del mio carattere.
Poi un’improvvisa striscia, per certi versi prevedibile, stava per tagliarmi in due.
E cosi è stato. E sono rimasto con il mio sistema a metà. Combattuto tra il riprendere certi discorsi, ed abbandonarne altri.
E come se il tempo si fermasse, proprio nell’istante in cui la farfalla sta per uscire dalla crisalide. La farfalla è ferma immobile, ma non la sua coscienza.
Quell’essere, cosa sarebbe?
Sarebbe una farfalla? Sarebbe una crisalide? O sarebbe ancora un bruco?
Ecco. Io mi sento più o meno cosi. Con la coscienza di una farfalla, ma chiuso in una crisalide. Con un probabile corpo di bruco ancora addosso.

Posso supporre soltanto una cosa. Che la natura ci regala a volte scherzi, che esulano da tutto l’intorno. Ecco forse io sono uno di quelli. Sarò uno scherzo del destino, che vivrà perennemente tra lo stato del “prima” e del “dopo”, senza che possa mai sentirmi definitivamente l’uno o l’altro.
Forse sarò domo, ma nn sarò mai uno dei due.
Sarò comunque un essere unico. Anche “solo”, ma soprattutto unico.
Una volta avrei guardato con amarezza ad una riflessione cosi. Oggi invece, mi sento di guardarla con occhi positivi.
”Prima” e “Dopo”. Un bruco, una crisalide, una farfalla. Io.

Postato da: PeloBagnato a 00:30 | link | commenti (2)